Anestesia ambulatoriale operatoria nella chirurgia estetica: pro, contro e paure

mag
2013
02

scritto da in Bellezza e Salute, Costume e Società

anestesiaQuando ci si avvicina alla chirurgia in generale, e in particolare alla chirurgia estetica, sorge sempre un certo timore di fronte all’inevitabile anestesia. Un intervento chirurgico, come quelli di chirurgia plastica, richiede inevitabilmente un’anestesia, che può variare nella tipologia, nei tempi e nei modi di somministrazione, ma alla quale non ci si può comunque sottrarre.

I dubbi e le paure rimangono, nonostante il rischio anestesiologico nella chirurgia plastica negli ultimi dieci anni si sia ridotto notevolmente grazie alla messa a punto di tecniche specifiche per questo tipo di chirurgia, che fondamentalmente comprende interventi di superficie. E’ quindi fondamentale comprendere meglio questo argomento.

In genere per gli interventi di chirurgia plastica si utilizzano tecniche di anestesia combinata, che uniscono quindi l’anestesia generale e loco-regionale per ridurre ulteriormente il fabbisogno di anestetici generali, abbreviare la fase di risveglio e assicurare un’abolizione del dolore per un periodo di tempo prolungato, anche dopo l’intervento.

Si applicano tre tipi di anestesia: l’anestesia generale pura, l’anestesia locale potenziata in respiro spontaneo con intubazione e l’anestesia locale con sedazione, senza intubazione. Naturalmente il tipo di anestesia utilizzata varia in base agli interventi che devono essere eseguiti.

Per gli interventi maggiori come addominoplastica, mastoplastica o liposuzione grande, si pratica un’anestesia generale totalmente endovenosa, senza quindi l’ausilio di gas, ma con intubazione. In questo modo si possono mantenere stabili i  parametri vitali sia durante l’operazione che dopo. Ma allo stesso tempo è possibile un immediato risveglio con ripresa delle funzioni  neuro-psico-motorie entro un’ora dall’intervento.

Negli interventi di chirurgia media come la rinoplastica, la mentoplastica, il lifting  o la liposuzione media si pratica un’anestesia generale e anche un’anestesia locale, quando il paziente è addormentato. In questo modo  è possibile ridurre i farmaci anestetici utilizzati durante l’operazione, mantenendo anche il respiro spontaneo, senza quindi alterare la dinamica respiratoria. In questi casi si può parlare più di una sedazione profonda che di una vera e propria anestesia. In questo caso, l’aspetto positivo è una rapida ripresa che permette di eseguire l’operazione anche in regime di Day Hospital.

Per gli interventi di chirurgia minore invece, come nel caso di blefaroplastica o di otoplastica, si utilizza un’anestesia generale senza intubazione, quindi in un sonno del tutto simile a quello fisiologico con la sola analgesia per l’abolizione degli stimoli dolorosi. Anche il questo caso, questo tipo di analgesia permette il ricovero in regime di Day Hospital.

Gli effetti collaterali indesiderati di un’anestesia possono manifestarsi nei casi di allergie e precedenti malattie, ma queste possono essere evitati attraverso un preventivo colloquio anamnestico. Le reazioni gravi di intollerabilità sono estremamente rare, possono comunque aumentare nel caso di pazienti in età avanzata e con pessime condizioni di salute generali. Casi nei quali, in genere, si preferisce non intervenire o comunque rimandare l’intervento di chirurgia estetica che, per sua natura, non ha mai carattere di urgenza.

In genere, dopo un intervento di chirurgia plastica, è raro avvertire dolore alla zona che è stata operata. Naturalmente ogni caso è diverso e molto dipende dalla sede dell’intervento, dalla sua complessità, dal tipo d’anestesia e anche dal grado di sopportazione del dolore, del tutto personale. Si possono comunque avvertire dei fastidi, sensazione di bruciore o tensione della ferita che posso comunque essere alleviati grazie all’analgesia.

Ad ogni modo l’anestesia in chirurgia plastica non è assolutamente da temere e anzi, esplica appieno il suo scopo principale, che è quello di raggiungere un sufficiente livello di copertura del dolore e rendere rilassato e collaborante il paziente in modo che l’esperienza operatoria non sia traumatica e l’intervento si svolga regolarmente.

 

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